La coltivazione del LAMPONE

Da Il Giardiniere del Timo|17 gennaio 2018|Frutti di bosco|0 commenti

Tra Nuove prospettive per l’agricoltura di montagna c’è la coltivazione e la produzione dei lamponi.

Il lampone è una pianta che si trova allo stato selvatico nell’Europa continentale e nell’Asia Minore, ma la sua diffusione si è estesa in tutte le parti del mondo. Tra i paesi d’oltre Manica che lo coltivano troviamo gli U.S.A., il Canada e il Cile, mentre in Europa la coltura del lampone è diffusa in Polonia con la maggior superficie investita, seguita dal Regno Unito, dalla Spagna, dall’Austria, dall’Olanda, dalla Germania, dalla Svizzera ed infine dall’Italia, che rappresenta soltanto lo 0,5% del totale della produzione mondiale. In Italia il lampone è presente come pianta spontanea che cresce nel sottobosco, nelle zone alpine e prealpine. Come abbiamo evidenziato le regioni con una spiccata vocazione alla coltivazione del lampone sono il Trentino e il Piemonte. Negli ultimi anni, però, la coltivazione ha cominciato ad espandersi e ad avere una certa importanza economica anche in Toscana, Emilia Romagna, Sicilia e Campania. In Valle d’Aosta la superficie investita è molto limitata in quanto la troviamo principalmente nei giardini e negli orti famigliari.

Caratteristiche botaniche del Lampone

Il lampone appartiene alla grande famiglia delle Rosaceae e al genere Rubus. All’interno del genere si distinguono diverse specie, ma l’unica di interesse agrario è la specie Rubus idaeus L. o lampone europeo. Tra le altre specie, solo quelle più interessanti sono state utilizzate in diverse combinazioni di incroci, per ottenere nuove cultivar. Tra queste noi produciamo e coltiviamo direttamente le seguenti specie:
AUTUMN (rifiorente)
HERITAGE (rifiorente)
ROSSANA (rifiorente)
Le foglie di queste specie, sono ovali e di colore verde scuro, sono caduche, costituite da 3-5 foglioline dal margine seghettato. I fiori, bianchi, sono riuniti in infiorescenze racemose di piccole dimensioni. L’impollinazione generalmente è fatta da insetti pronubi, soprattutto api (impollinazione entomofila), ma per la leggerezza del polline questa può avvenire anche col vento (impollinazione anemofila).

In funzione dell’epoca e del tipo di fruttificazione si distinguono due gruppi di lamponi: il lampone unifero e il lampone rifiorente o bifero.
Il lampone unifero ha un ciclo produttivo che si svolge su due anni. Il primo anno avviene l’accrescimento vegetativo dei polloni, che lignificano completamente a fine stagione. Il secondo anno, in primavera, i tralci originano delle ramificazioni laterali che fruttificano durante l’estate; in seguito i tralci fruttiferi seccano e sono rimpiazzati da nuovi polloni.
Il ciclo produttivo del lampone rifiorente o bifero si svolge anch’esso su due anni, ma la differenza principale sta nella capacità dei polloni di fruttificare due volte. Una prima volta nella parte apicale al termine della stagione di crescita (autunno) e una seconda volta nella parte sottostante l’anno successivo (estate). La pianta produce dunque due volte all’anno.
Esigenze pedoclimatiche Il lampone selvatico è una pianta rustica che si sviluppa spontaneamente nelle zone di media montagna, protetta dalla vegetazione boschiva, fino a 2000 metri slm. Il suo habitat naturale è dunque rappresentato dal sottobosco, umido, fresco e ricco di humus. Le varietà coltivate purtroppo hanno perso parte di questa rusticità, risultando più esigenti e sensibili. È dunque importante, prima di effettuare l’impianto, verificare non solo le condizioni pedoclimatiche generali, ma anche il microclima della parcella destinata all’impianto.

Terreno

Il lampone preferisce i suoli freschi, permeabili, ricchi di sostanza organica e con pH subacido (pH 6,5). Non tollera i terreni troppo argillosi, compatti e troppo umidi, nei quali possono manifestarsi fenomeni di asfissia radicale e svilupparsi malattie fungine delle radici, responsabili della moria delle piante. Sono da evitare terreni ricchi in calcare perché, soprattutto su alcune varietà più sensibili, possono manifestarsi dei fenomeni di clorosi (valore massimo tollerato di calcare attivo 5-6%).

Impianto

Le operazioni colturali che si effettuano per la preparazione dell’impianto sono essenziali per garantire la buona riuscita della coltura. Sarà dunque necessario considerare tutta una serie di operazioni atte a migliorare le condizioni fisiche, chimiche e biologiche del terreno.

Analisi del terreno
Le analisi di base sono indispensabili in quanto permettono di conoscere quali sono le caratteristiche fisiche (tipo di terreno) e chimiche (dotazione di sostanza organica e di elementi nutritivi) del terreno destinato all’impianto.

Epoca d’impianto
L’epoca d’impianto si differenzia a seconda del tipo di pianta acquistata. Attualmente i vivaisti forniscono polloni radicati o piante fresche in vaso con tre/quattro foglioline; queste ultime sono più sicure dal punto di vista sanitario. Il nostro vivaio fornisce polloni radicati in vaso 7×7 con lacune foglie con un altezza della pianta di circa 30cm. Si possono anche trovare piante ingrossate, costituite da un pollone a radice nuda o in vaso, cimato a 2 m, che producono circa 70 giorni dopo l’impianto. Questo tipo di pianta viene soprattutto utilizzato per ottenere delle produzioni programmate o per la coltura fuori suolo e non sono indicate per trapianti i grandi estensioni sia per l’alta probabilità di perdita della pianta sia per il costo più altro.
Al momento dell’impianto è importante accorciare le radici, eliminare quelle rotte e rovinate e reidratare l’apparato radicale, immergendolo per qualche ora direttamente in acqua. Le giovani piantine verranno disposte ad una profondità tale da coprire il colletto e avendo cura di comprimere leggermente la terra attorno alle radici. Successivamente i tralci saranno ribattuti a circa 20 cm (3 gemme) per favorire l’emissione dei nuovi polloni.
La messa a dimora delle piante in vaso va effettuata entro la metà di maggio, al riparo dalle gelate tardive, in quanto un ritorno di freddo può provocare sulle giovani piantine un arresto della vegetazione, rendendone difficoltosa la ripresa. Le operazioni d’impianto non necessitano di particolari accorgimenti in quanto le piantine vengono disposte direttamente nei buchi col pane di terra.

Distanze d’impianto e sistemi di allevamento
I sesti da adottare nell’impianto di un lamponeto dipendono da diversi fattori: il materiale vegetativo a disposizione, il vigore e la capacità pollonifera della cultivar, la fertilità del terreno, l’utilizzo o meno di macchine agricole e il sistema di allevamento adottato. I sistemi di allevamento più diffusi per la conduzione del lampone unifero sono principalmente due: il sistema di allevamento a spalliera a produzione tradizionale e la spalliera a produzione ad anni alterni.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni puoi inviarci una richiesta.

Cure colturali
Diradamento dei polloni. La concorrenza che si crea tra i numerosi polloni e i tralci fruttiferi può causare dei disagi nella gestione della coltura a produzione tradizionale. Il momento ideale per diradare i polloni è tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, quando questi hanno raggiunto una lunghezza di 30-40 cm, lasciandone una quantità sufficiente (circa 15 polloni/metro lineare) per garantire il rinnovo normale della vegetazione.

Potatura
La potatura del lampone è molto semplice: sostanzialmente consiste nell’eliminare i tralci che hanno prodotto, per lasciare spazio ai polloni di rinnovo che saranno nuovamente diradati e successivamente cimati. Questa semplice operazione va ripetuta tutti gli anni ma in epoche diverse, a seconda che si debbano potare cultivar unifere o rifiorenti e in base al sistema di allevamento adottato.

IMPORTANTE! I residui di potatura devono essere preferibilmente bruciati, per evitare che questi siano fonte di ricovero di parassiti e malattie.

Concimazione di mantenimento
Il principio generale della concimazione è quello di restituire alla pianta le sostanze asportate per la produzione dei frutti e di legno, senza creare eccessi o squilibri tra gli elementi. Purtroppo le conoscenze riguardanti le esigenze nutritive del lampone non sono molte, ma è facile immaginare che siano alquanto elevate, in quanto si devono ottenere sia lo sviluppo dei polloni, necessari al rinnovo della parte aerea, sia la produzione dei frutti. Le quantità da apportare devono sempre tenere conto della disponibilità di elementi nel suolo; risulta dunque importante monitorare la fertilità del terreno con delle analisi periodiche (ogni 5 anni) che permettono di conoscere la quantità di elementi nutritivi disponibili.
Indicativamente in un terreno con una normale dotazione in elementi nutritivi, su una superficie anche di ettari, utilizziamo letame maturo di ovino che spargiamo tra i filari ogni anno nel periodo gennaio-febbraio.

Irrigazione

Il clima che caratterizza la nostra regione (Abruzzo) rende la pratica dell’irrigazione indispensabile (anche se non continuativa) per la coltivazione del lampone. Inoltre la superficialità dell’apparato radicale lo rende particolarmente sensibile sia all’eccesso sia alla carenza idrica. È dunque fondamentale gestire in modo razionale l’irrigazione, in quanto gli stress idrici si ripercuotono sullo sviluppo della pianta e sulla qualità delle produzioni. Risulta importante irrigare immediatamente dopo la messa a dimora della piantine, alla ripresa vegetativa, durante la fioritura e in modo particolare durante l’ingrossamento dei frutti.
Le quantità d’acqua da apportare sono determinate da diversi fattori:
– esigenze colturali: il fabbisogno idrico del lampone è di 800 mm d’acqua/anno;
– precipitazioni piovose
– natura del terreno: granulometria, struttura e capacità di ritenzione idrica

Diversi sono i sistemi di irrigazione che si possono utilizzare:
– aspersione sovra chioma con irrigatori a 2 metri d’altezza;
– micro-aspersione con micro-irrigatori posizionati a 50 cm da terra;
– goccia a goccia con gocciolatoi ogni 20 cm o ala gocciolante (suggerito).

Raccolta e conservazione
La raccolta dei lamponi è un’operazione delicata, poiché il rapido deterioramento dei frutti può compromettere le aspettative di produzione. Inoltre è un’operazione onerosa in quanto richiede un notevole impegno di manodopera con un relativo costo. La maturazione dei frutti è scalare e si protrae per oltre 30 giorni per le varietà unifere e 60 giorni per le rifiorenti. La raccolta è eseguita a mano (resa unitaria 4-6 kg di prodotto raccolto all’ora a persona) e inizia verso la fine giugno per le varietà unifere, per protrarsi fino alle prime gelate autunnali per le varietà rifiorenti. L’individuazione del giusto grado di maturazione risulta particolarmente difficile a causa della deperibilità dei frutti; solitamente lo stacco si effettua quando il frutto si sfila con facilità dal ricettacolo, che rimane attaccato alla pianta.
Per avere un prodotto omogeneo ed evitare la cascola dei frutti maturi è necessario effettuare lo stacco ad intervalli ravvicinati, giornalmente o al massimo ogni 2 giorni. Inoltre è molto importante che dopo la raccolta i frutti vengano immediatamente posti in ambiente fresco, per evitare perdite di peso e consistenza, nonché l’insorgere di marciumi.

Avversità abiotiche
La clorosi ferrica I sintomi della clorosi ferrica si manifestano sulle foglie, che progressivamente assumono una colorazione che va dal verde pallido al giallo paglierino, mentre la clorofilla (verde) rimane limitata vicino alle nervature mediane e laterali. Quando la clorosi è estesa e prolungata, la pianta subisce defogliazioni e deficienze di sviluppo vegetativo e i frutti non raggiungono la maturità. Attraverso la somministrazione per via radicale e fogliare di concimi a base di ferro è possibile far regredire la clorosi nelle piante, col ripristino della produzione di clorofilla. Per prevenire la clorosi ferrica è opportuno aggiungere ai concimi già citati, nel programma di concimazione annuale, del solfato di ferro alle dosi di 120 kg/1000 m2 . Inoltre, se il problema è ricorrente, sarebbe opportuno effettuare delle concimazioni fogliari con dei chelati di ferro.

Il freddo invernale
Il freddo invernale rappresenta la principale avversità climatica del lampone unifero. La tardiva e scarsa maturazione del legno, associata a periodi prolungati di freddo con bassa umidità, possono causare il disseccamento dei tralci.
Per affrontare l’inverno con maggiore sicurezza è importante innanzitutto scegliere le varietà più idonee, escludendo quelle troppo sensibili, ma soprattutto favorire la lignificazione dei polloni, evitando concimazioni azotate tardive e riducendo in modo progressivo le quantità d’acqua apportate durante le irrigazioni di fine stagione.
In autunno, un trattamento a base di rame favorisce ulteriormente una buona lignificazione e allo stesso tempo riduce i rischi di malattie fungine per l’anno successivo.

Avversità biotiche, malattie fungine
Disseccamento delle radici. Questo patogeno è estremamente pericoloso per il lampone innanzitutto perché ha una lunga persistenza nel terreno e soprattutto perché provoca la morte delle piante. La malattia colpisce l’apparato radicale, le radici marciscono e sono completamente spogliate, prive di peli assorbenti. I sintomi sulla parte aerea inizialmente si manifestano con uno scarso sviluppo generale dei polloni e dei tralci fruttiferi, seguito dall’appassimento delle piante. L’avvizzimento comincia generalmente dall’estremità dei polloni che si ricurva verso il basso, per poi estendersi a tutta la pianta, con l’ingiallimento delle foglie, che seccano rimanendo attaccate ai tralci. Misure preventive
– Utilizzare piante sane e certificate
– Utilizzare varietà poco suscettibili
– Piantare in terreni fertili, profondi e ben aerati
– Evitare i reimpianti
Altre avversità: Muffa grigia (Botrytis cinerea), Didimella (Didymella applanata), Oidio (Sphaerotheca macularis o S. humili)
Insetti ed acari
Cecidomia della corteccia (Resseliella theobaldi), Cecidomia del lampone (Lasioptera rubi), Antonomo (Anthonomus rubi), Verme del lampone (Byturus tomentosus), Ragnetto (Tetranychus urticae), Afidi (Aphis idaei; Amphorophora idaei), Maggiolino (Melolontha melolontha), Cimici (Nezara viridula; Coreus marginatus)
Fonti citate: Institut Agricole Régional

Titolo
La coltivazione del LAMPONE
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La coltivazione del LAMPONE
Descrizione
Il lampone è una pianta che si trova allo stato selvatico nell’Europa continentale e nell’Asia Minore, ma la sua diffusione si è estesa in tutte le parti del mondo.
Autore
Editore
Garden e Vivai del Timo
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