Nuove prospettive per l’agricoltura di montagna

Da Andrea Ciofani|16 gennaio 2018|Frutti di bosco|0 commenti

Nuove prospettive per l’agricoltura di montagna.

Con il termine “frutti di bosco” si fa riferimento ad un gruppo eterogeneo sia per specie che per tipologia di piccoli frutti, indicati anche con altri sinonimi, come “piccoli frutti” o “frutti minori”.  Si tratta di piante spontanee di sottobosco, dalle dimensioni ridotte dei frutti: questi ultimi infatti si sviluppano nel particolare clima umido del sottobosco e raggruppano al loro interno tutte le specie a “bacca” che crescono spontanee, come more, lamponifragola ed uva spina. Nonostante i frutti di bosco crescano spontaneamente in ambienti boschivi o montani, oggi li troviamo anche coltivati, talvolta con metodi tipici dell’agricoltura moderna, ma più spesso in modo semi – artigianale. Produciamo e coltiviamo diverse specie di more, lamponi, fragola ed uva spina ormai da qualche anno.
Tutte le specie che produciamo e coltiviamo sono caratterizzate da elevata rusticità; ciò permette loro di adattarsi e produrre in ambienti di coltivazione differenti per clima e condizioni pedologiche. Generalmente la natura dei suoli della zona marsicana non pone limiti alla coltivazione dei piccoli frutti anche se, in fase di pre-impianto, è indispensabile effettuare un’analisi chimica del terreno completa. Anche l’andamento climatico del nostro territorio risulta favorevole sia per le temperature che per la piovosità. Nonostante la rusticità delle specie, è però opportuno evitare impianti a quote troppo elevate; infatti si potrebbero verificare problemi nella maturazione e moria di piante per abbassamenti termici eccessivi soprattutto in primavera al risveglio vegetativo. Il limite massimo di altitudine si aggira intorno agli 800-1000 metri s.l.m., anche se per fragola e lampone ci si può spingere fino a 1200-1500 metri s.l.m. E’ comunque sempre raccomandabile scegliere zone ben esposte, al riparo da forti venti e da gelate tardive.
Operativamente, chi intende procedere nella realizzazione di un campo di piccoli frutti dovrà affrontare i passaggi e le relative scelte agronomiche di seguito indicate:
– scelta opportuna della localizzazione dell’impianto;
– scelta della tipologia di frutto di bosco da mettere a dimora;
-scelta della tipologia di gestione del filare e dell’interfilare: nel primo caso è necessaria una copertura pacciamante in plastica o materiale vegetale (corteccia, segatura, aghi di pino), mentre nel secondo caso si interviene o con il taglio periodico dell’erba o con il diserbo;
scelta, ove necessario, di un’adeguata struttura di sostegno (pali, fili in ferro o acciaio, ancore, distanziatori ecc.).

Mirtilli, more, lamponi e ribes sono un’opportunità di apertura verso nuove prospettive per l’agricoltura di montagna che, inevitabilmente e in modo consapevole, si avvicina a modelli produttivi più integrati con l’ambiente, il paesaggio e le mutate condizioni socio economiche. I frutti di bosco rappresentano un’augurabile prospettiva di caratterizzazione dell’impresa agricola, per l’affermazione in un settore che, oltre alla componente produttiva, si affaccia ad interessi turistico–ricreativi e dove pare opportuno suggerire la diversificazione degli indirizzi aziendali.

Il contesto agricolo e l’introduzione dei piccoli frutti

La dismissione delle coltivazioni dei terreni più difficili da lavorare, è una delle principali tematiche che hanno stimolato l’esigenza di trovare delle alternative colturali da introdurre in tali aree. Tra le proposte risolutive dell’attuale situazione riscuote consenso la coltivazione dei frutti di bosco. L’ipotesi trova conferma in un’analisi sociale che evidenzia come nel modello aziendale abruzzese, passato progressivamente da produzioni per l’autoconsumo a interessi più specifici, vi sia oggi una sorta di reticenza nell’affrontare ritmi di gestione troppo vincolanti che oltretutto non vengono più ripagati da redditi adeguati. La possibilità di una differenziazione produttiva basata sull’adattabilità delle colture, sugli sbocchi commerciali e sul coinvolgimento aziendale verso proposte più giovani e dinamiche, può divenire realtà e merita pertanto di essere perseguita.
Opportunità di mercato e fabbisogni
I piccoli frutti (lampone, ribes, mora, mirtillo) rappresentano all’interno del panorama frutticolo italiano una piccola ma importante componente, sia per la quota attualmente rappresentata sia per le prospettive di sviluppo. Classificati come prodotti di nicchia, i piccoli frutti sono tuttavia presenti nella maggior parte dei laboratori di pasticceria e delle gelaterie, nonché in moltissimi ristoranti.
Anche il consumo dei piccoli frutti allo stato fresco, nonostante i prezzi elevati, è stato in continua crescita negli ultimi anni. I motivi sono svariati: innanzitutto, la maggiore conoscenza che i consumatori hanno di questi frutti, fino a pochi anni fa considerati solo sottoprodotti del bosco (da cui il nome dato di “prodotti del sottobosco”); quindi la divulgazione di numerose ricerche scientifiche, che dimostrano la grande importanza del consumo di piccoli frutti in molteplici settori della medicina, dall’oftalmica all’oncologia. E non ultima l’educazione dei gusti dei consumatori, che in sempre maggior numero hanno cominciato ad apprezzare sapori e abbinamenti nuovi. Il consumo dei piccoli frutti non ha subito in questi anni flessioni dovute alla crisi economica: anzi, malgrado il costo non indifferente del prodotto, si rivela in graduale e costante aumento.
Il fabbisogno del mercato italiano è coperto solo in piccola parte da produzione nazionale, mentre la maggior parte (70%) della produzione proviene da Europa Settentrionale, Spagna, Stati Uniti, Sud America (dati del 2015).
L’importazione riguarda parte del prodotto fresco e la quasi totalità del prodotto congelato, destinato alla trasformazione. In Italia le regioni con più spiccata vocazione alla coltivazione dei piccoli frutti sono il Trentino e il Piemonte. Negli anni 2000, però, la coltivazione ha cominciato a risultare di una certa importanza economica anche in Emilia Romagna, Sicilia, Campania.
In Toscana la produzione è assai frammentata. Esistono piccole realtà produttive nel Grossetano, in Lucchesia e nella Val di Sieve. Sull’Appennino Pistoiese, invece, predomina la raccolta dei frutti spontanei. (FONTE Nello Puccioni – Euridea).

Le tecniche di coltivazione non sono particolarmente impegnative, mentre necessita di buona formazione l’impianto del frutteto, la conoscenza delle fasi fenologiche della coltura e le tecniche di produzione, conservazione e confezionamento. Senza un adeguata formazione su questi aspetti nella maggioranza dei casi gli impianti sono votati al fallimento, con conseguente perdite economiche. In particolare, le aree di conoscenza e competenza che devono essere sviluppate da un’efficace formazione in materia sono:
– L’individuazione del sito migliore per l’impianto produttivo
– La scelta dell’indirizzo produttivo (fresco, surgelato o trasformato)
– La scelta della specie fruttifera e delle cultivar
– La progettazione dell’impianto
– La programmazione delle tecniche colturali
– L’organizzazione della raccolta
– La programmazione della forma di conservazione a temperatura e atmosfera
controllata
– La progettazione della linea di confezionamento e trasporto
– La conoscenza delle varie forme di commercializzazione del prodotto fresco
– La conoscenza delle normative che disciplinano la commercializzazione del
prodotto fresco, la trasformazione, il congelamento e la surgelazione
– La conoscenza del mercato del prodotto (fresco, surgelato, trasformato)

Fonti citate: Institut Agricole Régional

Articolo correlato: La coltivazione del lampone

Titolo
Piante di frutti di bosco e piccoli frutti. Nuove prospettive per l’agricoltura di montagna
Titolo dell'articolo
Piante di frutti di bosco e piccoli frutti. Nuove prospettive per l’agricoltura di montagna
Descrizione
Mirtilli, more, lamponi e ribes sono un’opportunità di apertura verso nuove prospettive per l’agricoltura di montagna che, inevitabilmente e in modo consapevole, si avvicina a modelli produttivi più integrati con l’ambiente, il paesaggio e le mutate condizioni socio economiche.
Autore
Editore
Garden e Vivai del Timo
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C’è differenza fra lottare per il risultato migliore e sfiancarsi per la perfezione. Il primo atteggiamento ha un obiettivo raggiungibile ed è gratificante e salutare; il secondo ha una meta spesso irraggiungibile ed è frustrante e fonte di nevrosi. Per di più comporta un assurdo spreco di tempo…..

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Andrea Ciofani

Informazioni su Andrea Ciofani

C’è differenza fra lottare per il risultato migliore e sfiancarsi per la perfezione. Il primo atteggiamento ha un obiettivo raggiungibile ed è gratificante e salutare; il secondo ha una meta spesso irraggiungibile ed è frustrante e fonte di nevrosi. Per di più comporta un assurdo spreco di tempo.....

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